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Un Nuovo set nell'album dove e' possibile ammirare l'intero reportage cliccando direttamente QUI 24 Gennaio 2010 Volterra Nella visita in questo luogo di solitudine e dolore ho fatto una conoscenza inaspettata. Un signore misterioso, anziano e vissuto, era li con il suo cane che camminava nel bosco, nei giardini del complesso. Lo saluto ci parlo ed entriamo assieme nella struttura. Mi Racconta... Sa Tutto, Sa Troppo... Quell'uomo era li dentro 30 anni fa. Quell'uomo era un paziente di quel manicomio. Ma adesso vi racconto meglio...
 Posti Sperduti e nascosti, Chiusi e Inviolabili. Lontano dalle città per nascodere avvenimenti misteriosi, su monti ed alture di campagna. Nessuno conosce la loro realta e la sofferenza che girava fra i corriodi di queste fantomatiche cliniche. Ospedali della menzogna, luoghi di ignoranza, mura di pazzia e falsa speranza. Oggi mi sono imbattuto in una delle più grandi strutture ospedaliere per malati di mente e di tubercolosi. L'ex manicomio di Volterra. Un ambiente gigantesco popolato da più di 5 padiglioni con parco attorno, ormai trasformato in bosco. Situati su un altopiano isolato dal paese si scorge una entrata verso il parco un enorme giardino con scalinata immersa nel verde. Una enorme struttura sorge vantando 3 piani di solitudine. Appena entrato in questi corridoi noto subito il pavimento saltato, vetri ovunque delle finestre e porte. Una vernice accesa azzurra ed arancio predomina sui muri fatiscenti dei corriodi. Porte massiccie con vetrate dal legno pesante e dalla vernice bianca. Silenzio attorno. Qualche rumore rimbomba nei corridoi lunghi e bui. Tutte le porte ai lati aperte le quali regalano una fioca luce al corridoio. Visitiamo la zona caldaie, l'area bagni ... Siamo colti con stupore dall'ambiente delle vasche. Putrido e sporco. Scritte senza gran senso sui muri machiati di nero. Polvere. Scritte esoteriche. Una luce filtra con molta timidezza verso una vasca da bagno, sporca e misteiosa. Udiamo rumori, sono dei cani, ci allontaniamo e notiamo nelle stanze successive la presenza di documenti. Documenti sanitari. Piantine catastali e cartelle cliniche. Internati mai usciti. Un salone immenso coglie la nostra attenzione. Strane scritte predominano i muri e le finestre della stanza. Sequenze di lettere e numeri senza senso logico. Molta rabbia in quelle stanze. Scorgiamo delle scale che portano al piano superiore ma decidiamo di uscire dal padiglione ed addentrarci nel bosco soprastante il complesso.
 Ci addentriamo nel bosco soprastante quando incorriamo un uomo, un signore sulla 65 INA... Non è solo, ha un cane. Sembra un po sbandato, fuma un sigaro. Gli chiedano se fosse una zona libera non avendo visto nessun cartello e nessuna recensione ad impedirci il proseguo... Lui annuendo con la testa disse " non ci sono nessun problema... Potere andare dove volete, non ce più nessuno qua"... Sorridendo iniziammo a camminare verso la seconda struttura che ormai da lontano era bella in vista, il nostro amico con il sigaro ci segue alle nostre spalle raccontandoci quello che succedeva in questi stabili, penso subito che sia un "nonno" del paese, e che sapesse vita morte e miracoli.. ma nei suoi racconti percepisco che c'e' qualcosa di piu', gli chiedo se lui fosse mai entrato, mi spiega che lui lavorava li come addetto idraulico. Interessante... Assieme a lui entro nel secondo complesso, mi spiega stanza per stanza quello che accadeva, dalla sala Video Tv alle salette del personale fino alle stanze di isolamento, portoni blindati, verniciati di bianco, dalle piccolissime stanze, giusto il posto per un letto singolo. Graffi alle porte maniglie semi rotte, segni di voler evadere. L'uomo dal sigaro ne sa tante ne sa troppe ... Il suo cane e' un bastardo bianco a macchine nere, forse proprio come il padrone, solo e burbero ...
 Siamo nell'ala ovest e le pareti dei corridoi sono sporche si graffiti disegni dei matti, pazzi che si dedicavano ad una forma di arte stragavante. Vengo colpito da grandi scritte inneggianti alla Libertà. Scritte "Solitudine...Pazzia...Rabbia" scritte nese su muri ormai marci. La mia guida si sposta in una stanza, e sento esclamare "Quanti Ricordi"..... "Vede.....e mi chiama.... Questa e' la stanza giochi, giocavamo tutti i giorni qua dentro, e questa ruota era un trenino, i dottori ci facevano giocare al pomeriggio" ... Io rimango sbigottito, non tanto dalla stanza, ma dalle dichiarazioni del mio vecchio. Esclamo... Ha Detto Ci facevano giocare ? Gicava anche lei? .... - Si, i dottori mi facevano giocare sempre a boccie. Dovevo giocare a boccie. .... Io fotografo e cerco di cogliere l'attimo chiedendogli dove abitasse, se in paese se li vicino dicendo... "Lei abita qua" ? lui senza pensieri mi risponde che prima si, era come di casa... adesso sta in paese... Quell'uomo veniva illuso lavorare. Era un Paziente, un Paziente di una struttura malvagia. -------------------La Storia del Manicomio
L'Ospedale psichiatrico di Volterra ebbe origine nel 1888 nella costituzione di una sezione per "dementi" all'interno del ricovero di mendicità dell'ex convento di San Girolamo. Nel 1902 nacque come Frenocomio S. Girolamo e nei decenni successivi l'istituzione conobbe un notevolissimo sviluppo, ampliandosi progressivamente con officine, servizi e con una vera e propria azienda agraria, diventando uno dei manicomi più grandi d'Italia, specie dopo la costituzione di una sezione giudiziaria. Negli anni Cinquanta e Sessanta conobbe un vasto sviluppo tale da essere considerato, fino alla famosa legge Basaglia del 1978, uno dei manicomi più grandi d’Italia con oltre 100 mila metri cubi di volume. Questo grazie anche alla costruzione di padiglioni e officine specializzate e di una vera e propria azienda agraria che permetteva di soddisfare ogni tipo di richiesta o di esigenza direttamente all’interno della struttura. Attualmente in profondo, tragico e inquietante processo di abbandono totale.
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